“E’ assolutamente necessario cominciare subito ad imparare in pratica: non abbiate paura di questi assalti di prova. S’intende, essi possono degenerare in eccessi, ma questo è il male del domani, mentre il male del giorno d’oggi consiste nella nostra inerzia, nel nostro dottrinarismo, nell’immobilità da sapientoni e nel terrore senile dell’iniziativa”

Lenin

“Coloro che non si muovono non
s’accorgono delle loro catene”

Rosa Luxemburg

All’inferno l’amore è una merce di contrabbando,
Perché l’amore è un acido che scioglie le sbarre. Ma tu, io e il domani
Ci teniamo per mano e giuriamo
Che le lotte si moltiplicheranno.
L’ascia ha due lame.
Il fucile ha due canne.
Noi siamo gravidi di libertà.
Noi siamo una congiura.
E’ nostro dovere lottare per la libertà
E’ nostro dovere trionfare.
Dobbiamo amarci l’un l’altro, sostenerci l’un l’altro
Abbiamo una sola cosa da perdere: le nostre catene.

Assata Shakur

Voi inorridite perché vogliamo abolire la proprietà privata. Ma nella vostra società attuale la proprietà privata è abolita per i nove decimi dei suoi membri; la proprietà privata esiste proprio per il fatto che per nove decimi non esiste. Dunque voi ci rimproverate di voler abolire una proprietà che presuppone come condizione necessaria la privazione della proprietà dell’enorme maggioranza della società.

In una parola, voi ci rimproverate di volere abolire la vostra proprietà.

Certo, questo vogliamo.

K.Marx – F.Engels
Il manifesto del partito comunista

“Quando discuti con un avversario,prova a metterti nei suoi panni.lo comprenderai meglio e forse ti accorgeraiche ha uun po’, o molto, ragione.
ho seguito per qualche tempo questo consiglio dei saggi.Ma i panni dei miei avversari erano così sudici che ho concluso:è meglio essere ingiusto qualche volta che provare di nuovo questo schifo che fa svenire.”

A. Gramsci

Nessuna macchina può tenersi al riparo dalla forza orizzontale che scopre l’uguaglianza.Il fatto che ci siano delle persone che cominciano a mettersi insieme anche a dispetto della loro stessa sopravvivenza, persone che ammettono il sacrificio della loro vita in nome di un miglioramento di tutti, perchè in quel tutti ci stanno i loro figli: improvvismente si accorgono che il due non è il doppio di uno, ma il suo contrario, non è una somma di due isolamenti, ma è immediatamentela negazione dell’isolamento, la negazione della solitudine. Il due è il collegamento di base, il vincolo principale, il rriconoscimento dell’uguaglianza dell’altro sottoposto alla stessa pressione.(…) La nostra specie non è asservibile a oltranza, c’è sempre un punto dentro il quale interviene la crisi dell’ordine costituito, della macchina del potere. Nessun potere è garantito, tutti hanno il destino di essere precari, perchè esiste questa macchina di resistenza e di opposizione che alla fine scardina, scianca, azzoppa il sistema di comando. Per questo le rivolte sono inestirpabili.

Noi due siamo disabili nell’epoca degli spaventati dagli spaventapasseri, i fantocci di paglia che raccomandano di tapparsi in casa e aizzano l’insicurezza privata. Siamo disabili senza coraggio pubblico in piazza e fraternità di zingari tra zingari.

I partigiani hanno gli occhi al servizio delle orecchie, pronti a voltarsi, a calcolare al volo. Hanno febbre d’insonnia. Sergio è rimasto partigiano a vita. La guerra si prolungò per lui con l’esilio per non essersi fermato il 25 Aprile del ’45. Si era arruolato da solo salendo in montagna, non si faceva sciogliere da un atto ufficiale. La fine della guerra era soltanto la sconfitta militare e dei nazisti e dei fascisti, ma la vittoria dei partigiani non era arrivata. Era stata interrotta. Sergio da allora è partigiano a vita. Non si è pacificato con nessun potere costituito…(…) Sergio è il nostro capostipite, un vicolo cieco.

Chi ha avuto un vulcano accampato sul golfo e dentro i sonni, ha visto il mare come via di fuga.
E verso le Americhe fuggirono milioni di nostri morsicati dalla vergogna della fame. Vennero agli imbarchi e scomparirono dietro saluti irreparabili. Oltre alla fuga il mare è stato anche muro di cinta, lo sanno i prigionieri reclusi nelle celle dalle isole. Il mare poi è stato via d’assalto di pirati, che ispirarono a noialtri del tirreno, la sagoma perfetta della torre di avvistamento, detta saracena. Ma il mare è pure esercito di acque, ondate d’invasione delle terre emerse. Un calcio di mulo sferrato dal fondo dell’oceano indiano ha spinto al galoppo la più spaventosa delle cavallerie. La linea d’orizzonte si è sollevata d’improvviso ed è precipitata sulle coste.(…)Il comunismo è una condizione d’emergenza, tra naufraghi non esistono le classi.

 

Brani tratti da Le rivolte inestirpabili di Erri de luca.

“Ma fintato che l’Irlanda non è libera, rimnago una ribelle non convertita e non convertibile…Ci hanno detto che non sappiamo che cosa significa [la Repubblica]. Ora io so che cosa significa: uno stato retto dal popolo irlandese per il popolo. Significa un governo che si occupa dei diritti del popolo prima ancora dei diritti della proprietà e non desidero aspettarmi che, sotto il Saorstat, ne siano al comando gli amministratori della proprietà e gli interessi dei capitalisti. L’idea che ho in mente è la repubblica dei lavoratori per cui è morto Connolly…Questo è quello che riesco ad afferrare, per come sono fatta. Ho visto le stelle e non sono disposta a seguire un tremolante fuoco fatuo.”

c. Markiewicz

“Si è mai sentito che grabdi improvvisatori siano anche grandi poeti? In politica avviene come in poesia. Le rivoluzione non sono mai fatte su ordinazione.”

K. Marx

“La critica non è una passione del cervello, bensì il cervello della passione. Essa non è un bisturi, bensì un’arma. Il suo oggetto è il suo nemico che essa non vuole confutare, ma distruggere.”

K. Marx

 

“Apparità allora chiaro come da tempo il mondo possiede il sogno di una cosa della quale non ha che da possedere la coscienza per possederla realmente. Apparirà chiaro come non si tratti di tracciare un trattino tra passato e futuro, bensì di realizzare i pensieri del passato.”

K. Marx

“Questa non è la generazione perduta. Sono i figli della ribellione di L.A., i figli del bombardamento del MOVE, i figli delle Pantere Nere e i nipoti di Malcom; lontano dall’essere perduti, essi sono forse la generazione più consapevole dai tempi di Nat Turner; più che perduti sono piuttosto smarriti, scartato da un sistema sempre più razzista che mette a repentaglio il loro valore innato. Essi sono tutti potenziali rivoluzionari, dotati dello storico potere di trasformare la nostra grigia realtà.
Se davvero sono perduti, trovateli.”

Mumia Abu Jamal

“Vivaci, l’aria spavalda, fucile di cinque piedi
la luce del sole nascente
illumina il campo d’esercitazione.
Le donne della Cina
nutrono strane ambizioni,
Non amano vestirsi di rosso,
amano vestirsi da soldato”

Mao

“Nell’anno in cui tutte le bocche furono imbavagliate, nell’anno che fu come un’unica notte di terrore, quei giornali (le sole voci che ancora si esprimessero) reclamavano la liberaizone di Pedro Proiettile, leader del suo partito che si trovava imprigionato in una colonia penale. Il giorno in cui egli fuggì, in innumerevoli case, all’ora della cena misera, i volti s’illuminarono nell’udire la notizia. E benché là fuori impervessasse il terrore, ognuna di quelle case era un focolare che si sarebbe aperto a Pedro Proiettile, fuggitivo davanti alla polizia. Perché la Rivoluzione è una patria e una famiglia.”

J. Amado

“Quanta indignazione ho provato, in un giorno di sciopero nazionale, vedendo la dispotica prepotenza con cui la polizia gettava a terra il cibo che alcuni operai preparavano nelle loro povere pentole. E mi domando in che razza di società viviamo, che democrazia è la nostra, dove i corrotti vivono nell’impunità e la fame dei popoli è considerata sovversiva”

Ernesto Sabato

“Non sono stato io a tradire l’Impero. E’ Roma che ha tradito se stessa. Conosceva la verità, ma ha scelto la violenza; conosceva l’umanità, e ha scelto la tirannide. Doppiamente si è disonorata: di fronte a se stessa, e di fronte ai popoli che si erano affidati al suo potere. Tu sei innanzi adesso a un trono invisibile, Emiliano, il trono degli imperatori romani di cui io sono l’ulyimo. Come posso aprirti gli occhi affinché tu veda questo trono, questo cumulo immane di di teschi ammonticchiati, questo torrente di sangue, che fuma sui gradini, come un’eterna cascata della potenza romana? Che risposta poi pretendere che ti venga dal culmine di quell’enorme edificio che è la storia romana? Che cosa vuoi che dica delle tue ferite l’imperatore, ergendosi sulla massa di cadaveri dei propri figli e dei figli altrui, sull’ecatombe di vittime massacrate nelle guerre per la maggior gloria di Roma, o sbranate dalle belve perché Roma si divertisse? Roma è ormai debole, una vecchia decrepita e cadente, ma le sue colpe non sono ancora scontate, i suoi delitti non sono ancora espiati. E adesso, a un tratto, è suonata l’ora della resa dei conti. Le maledizioni lanciate dalle sue vittime si sono esaudite. Il vecchio albero inutile vien tolto di mezzo e già l’accetta ne intacca il tronco.”

F. Durrenmatt

Do not stand at my grave and weep. I am not there, I do not sleep. Do not stand at my grave and cry, when Ireland lives, I do not die. — Ballad of Mairead Farrell